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05.02.09

Assumere una nuova prospettiva

Dal castello La scorsa settimana abbiamo chiuso un progetto importante, per il quale abbiamo messo in campo le forze di alcuni partner: Graziano Meloni con il suo gruppo e Luca Rosati.

Pur avendo già un'altra esperienza di lavoro in comune, questo progetto è stato il primo vero tentativo di attuare consapevolmente e rendere concreto il concetto di "rete di partner" che da tempo io e Roberto discutiamo. Questo concetto dovrebbe esprimere un network di persone dove ciascuno investe le proprie competenze in una visione di progetto unitaria e organica. Un tentativo di realizzare un nuovo modo di lavorare, che però la parola "partner" non riesce a descrivere pienamente (per ora siamo a corto di sinonimi e definizioni migliori; qualche suggerimento??).

Il progetto appena chiuso consisteva nel ridisegno del sito web di un Istituto della Pubblica Amministrazione.

Le implicazioni erano tantissime: come PA, l'ente in questione ha il dovere di parlare ai cittadini in modo chiaro, di rendere facilmente accessibili dati e contenuti, di raccontare all'esterno le sue attività in maniera trasparente. Inoltre, per i compiti che svolge deve dotarsi di specifiche funzioni di relazione con gli utenti. Soprattutto, ha bisogno di "ri-sintonizzare" l'organizzazione interna per gestire al meglio lo strumento di cui si è dotato - il sito web, appunto.

Già da questo si dovrebbe intuire che ridisegnare il sito di questo Istituto non significa appena progettare una grafica, dare un po' di colore alle pagine web e mettere in fila dei link. Tutto ciò è solo la punta dell'iceberg.

Quello che sta sotto l'iceberg sono le risposte a un sacco di domande: come deve parlare l'ente? Che linguaggio, che parole, che immagini deve usare? qual è il suo patrimonio di valori? Quali sono le informazioni da pubblicare sul sito? Come devono essere strutturati e classificati i contenuti? Attraverso quali modi devono essere ricercabili? Che tipo di funzionalità sono da implementare? E ancora: all'interno dell'Istituto, chi fa cosa per il sito? Qual è il flusso di pubblicazione dei contenuti? Quali sono le competenze da aggiungere o rafforzare nelle persone? (Ce ne sarebbero altre decine e decine, di domande...).

Crediamo che il modo migliore per affrontare progetti come questo sia avere un approccio multidisciplinare, in cui le persone (che provengono da realtà lavorative diverse) portano le loro competenze e, allo stesso tempo, assumono una visione unitaria degli obiettivi e del percorso per raggiungerli. La sfida è grande, almeno per due motivi:

1. perché non si tratta di fornitori che aprono e chiudono singoli contratti e, durante un certo periodo di tempo, fanno le loro attività;
2. perché occorre imparare a modulare l'impegno del gruppo e le forze in gioco, a rendere agile e sfaccettato l'approccio, per essere sempre più in grado di rispondere alle esigenze del cliente, chiunque esso sia: un ente, una piccola azienda, una società di servizi.

I risultati di questo "esperimento" sono più che positivi: il progetto è andato molto bene e il cliente è soddisfatto. Ovviamente ci sono cose che si possono, si devono migliorare, ma il primo passo è stato fatto, e abbiamo "scollinato".

L'unione fa la forza, anche in tempo di crisi.

Pubblicato da francesca fabbri
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ARGOMENTI: case study | Tag: -
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Commenti

Il termine che rende giustizia a un "nuovo modo di lavorare" - co-produzione di valore per l'impresa / il progetto attraverso la condivisione di risorse immateriali e competenze specifiche in una logica di network - è sicuramente co-maker. Che ne dite?

P.S. Mi date occasione di scoprire l'assenza della voce su Wikipedia, oltre che di una definizione valida nei primi 10 risultati di Google! Ohibò!

Si dovrà necessariamente correre ai ripari, ora..

Scritto da: Angelo Ventriglia il 17.02.09

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