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18.12.08
Chi fa da sé non fa per tre
Oggi ho letto un articolo/intervista su "IL - Intelligence in Lifestyle" (n. 3, novembre 2008), il periodico "maschile" de "Il Sole 24 Ore".
Racconta la storia dell'americano di turno impiegato nell'azienda di famiglia che, a un certo punto della vita, viene folgorato da un'idea tutto sommato banale - commercializzare acqua vitaminizzata. E da lì, lungo un percorso fatto sia di errori che di intuizioni notevoli, ha messo in piedi un'attività milionaria.
Il signor Bikoff (fondatore della Glacéau e inventore della Vitaminwater) ammette di aver fatto, all'inizio della sua avventura imprenditoriale, parecchi sbagli. Il primo: tentare di far tutto da solo, col risultato di "fare male qualsiasi cosa".
Anche le aziende spesso credono di poter restare al passo con le novità (tecnologiche, di mercato, di processo...) sovraccaricando di attività le persone che già lavorano per loro. E a volte non solo non si rivolgono a persone competenti, da assumere allo scopo o da ingaggiare per un periodo di tempo definito (i consulenti), ma non prevedono nemmeno un'adeguata formazione per i propri dipendenti, chiamati a svolgere nuove mansioni.
L'immediata conseguenza di questo comportamento è percepire un certo risparmio di risorse, economiche e non solo, ma il risultato spesso è "fare male qualsiasi cosa". Un'organizzazione di questo tipo resterà inevitabilmente indietro, o a fianco di ogni innovazione, comunque fuori.
Bikoff continua l'intervista sostenendo che "se vuoi far funzionare un'azienda è fondamentale avere una squadra". Non solo: nella squadra tutti sono importanti, e ciascuno è necessario ("il successo non sarebbe stato possibile senza anche uno solo di loro").
In alcune aziende il concetto di squadra è soltanto, appunto, un concetto. Nella realtà dei fatti, e nella quotidiana pratica di lavoro, ognuno tira avanti la sua carretta, col buon senso di cui è stato provvisto e con le informazioni che, per vari motivi, si trova a possedere.
Competenza, conoscenza, collaborazione: mi sembrano questi gli ingredienti principali del successo di Bikoff (oltre a un pizzico di fortuna, è ovvio).
Allo stesso modo, la linfa vitale delle organizzazioni è la circolazione delle informazioni e della conoscenza. L'adozione di soluzioni Enterprise 2.0 può facilitare la diffusione della cultura aziendale, agevolare la condivisione delle idee, favorire il lavoro di squadra.
L'immediata conseguenza è l'investimento in risorse, economiche e non solo, con il risultato di rafforzare le "relazioni tra persone che appartengono allo stesso tessuto organizzativo e producono valore per l'impresa attraverso la loro collaborazione operativa", come dice Roberto.
Un'organizzazione di questo tipo avrà molte più chance di restare al passo con le innovazioni. E, come afferma il già citato Charles Leadbeater, 'Modelli organizzativi aperti e collaborativi avranno sempre più una carta vincente (...), come modo di promuovere l'innovazione, di organizzare il lavoro e di attrarre consumatori".
Pubblicato da francesca fabbri
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