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24.11.08

Il futuro non è nelle macchine volanti

tweetwheelSfogliando Google Reader, ho trovato un interessante articolo pubblicato un paio di settimane fa sul sito della AIIM , "Flying Cars and Cool Uniforms". Il titolo si riferisce a una frase di Seth Godin che all'incirca dice così: "è nell'umana natura immaginare che il futuro sia tale e quale il presente, ma con vestiti più fighi e macchine volanti".

L'articolo riprende un documento di un anno prima, "AIIM Worker Model", sul cambiamento che l'utilizzo di wiki, blog, RSS e in generale di soluzioni di social network induce nelle organizzazioni. Le fasi evolutive del cambiamento nelle aziende vanno dalle "Islands of Me", focalizzate sulla produttività individuale, alla "Extended We", focalizzata sulla collaborazione e sull'innovazione Enterprise 2.0.

E' stato interessante rifare il percorso descritto, perché ho scoperto che...

... ne ho attraversate cinque e sono pronto per la sesta e la settima.

Secondo AIIM, Association for Information and Image Management, le fasi di questo cambiamento sono sette, e possono essere lette sia in chiave storica che in chiave evolutiva di un'azienda. Le scorriamo rapidamente e, per chi volesse, è disponibile anche lo slideshare dal quale ho preso questa immagine.

AIIMWorkerModel.jpg

1. Island of Me: è il momento della diffusione del computer per uso personale. Si caratterizza per un protezionismo totale delle informazioni; non solo i dipartimenti, ma anche le persone sono o si comportano come silos informativi, ovvero come contenitori di informazioni non condivise con i colleghi.

2. One-way Me/Enterprise 1.0: le persone che lavorano nella stessa organizzazione iniziano a cercare le informazioni di cui hanno bisogno. Queste però sono in genere depositate in ambienti proprietari sviluppati ad hoc; l'accesso alle informazioni non è semplice né veloce.

3. Team Me: è l'inizio del Knowledge Management. Si comincia a raccogliere informazioni sulle competenze personali, sui progetti cui le singole persone hanno partecipato e sulle persone con cui hanno collaborato. Questi dati però generalmente hanno un uso limitato all'interno di comunità chiuse, come gli uffici del personale o, al massimo, l'azienda.

4. Proactive Me/Enterprise 1.5: segna l'inizio dell' "always connected" e di un approccio al lavoro che vede le persone attive 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Le persone possono partecipare a progetti pur vivendo in paesi diversi, soprattutto nel caso delle grandi multinazionali; l'accesso via web ai sistemi diventa il fattore abilitante decisivo.

5. Two-way Me: nascono le Comunità di Pratica e le Comunità di Interesse; si affaccia l'intelligenza collettiva; si inizia a considerare il modo in cui le informazioni fluiscono realmente all'interno delle organizzazioni, al di là di quello che racconta un organigramma (leggi a questo proposito il secondo post della serie "Cittadini della Rete" di Francesca). La tecnologia migliora e fornisce alle persone un singolo punto di accesso ai sistemi. Sotto la facciata però i sistemi restano separati, anche se la crescita di architetture SOA inizia a permettere una certa condivisione di dati tra i sistemi.

6. Islands of We: si cercano strumenti e metodi per favorire il networking; la capacità di governare le community porta beneficio all'organizzazione; prosegue la corsa all'outosourcing, favorita dal calo dei costi di connessione e dalla banda larga; i beni fisici sono sempre più orientati verso la customizzazione; inizia l'adozione di sistemi software che rendono trasparenti le connessioni sociali. Le innovazioni battezzate come "2.0" non sono ancora sviluppate in chiave strategica.

7. Extended Me/Enterprise 2.0: siamo appena agli inizi di una fase che si presenta come il compimento di un percorso iniziato con l'uso del personal computer, e che spinge sempre più i sistemi informativi ad essere flessibili per adattarsi a business model innovativi e sempre nuovi. Ci sono tutti gli elementi culturali per far sì che la saggezza emerga dall'azione collettiva delle persone, ma il percorso è ancora lungo. Che questo accada nelle aziende, dipende dalle persone che vi lavorano.

E infatti. Ancora troppo spesso capita di incontrare organizzazioni che a fatica cercano di sopravvivere nella fase due: sistemi informativi complessi e farraginosi, persone che con molta fatica e con encomiabile tenacia recuperano le informazioni necessarie per il loro lavoro, sistemi di comunicazione interna basati su mail e sms, sistemi decisionali che soffrono la mancanza di dati certi.

Da un lato è confortante, perché significa che avrò da lavorare per molti anni ancora; dall'altro si acuisce la sfida, perché riuscire a traghettare un'organizzazione, come sto tentando di fare ora, dalla fase One-way Me come minimo alla fase Islands of We richiede molto impegno. E soprattutto la capacità di saper fare un passo dopo l'altro, con calma, anche se si vorrebbe ottenere tutto e subito.

Pubblicato da roberto cobianchi
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ARGOMENTI: enterprise 20 | Tag: -
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