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17.11.08
Gino, Pino e il Multitasking
Chi non ha mai preso in giro un amico scherzando sul numero dei suoi neuroni residui? In genere sono due, e io li chiamo Gino e Pino. Ebbene: esistono e sono davvero gli unici due vitali.
Il Professor Miller, docente di neuroscienza al The Picower Institute del MIT di Cambridge, ha condotto studi su alcune persone durante lo svolgimento di diverse attività, monitorandone il comportamento con elettrodi collocati in diversi punti della testa.
Ha scoperto che di fronte a più stimoli visivi, solo uno o due di essi tende ad attivare i neuroni, indicando che noi siamo in grado di focalizzare l'attenzione solo su una o due cose alla volta. Funzionano solo Gino e Pino, appunto.
E cosa c'entra con i contenuti di questo blog?
C'entra, c'entra... c'entra con i social media, con i cinguettii di Twitter sparati a un ritmo impressionante, con gli aggiornamenti di stato su Facebook e simili, con la diffusione del mio "io digitale" tra Youtube, Slideshare, Anobii, Claimid, Tumblr e con il duro lavoro di restare aggiornati e di mantenere buone relazioni commentando i blog "vicini" (io non riesco e me ne scuso qui pubblicamente con tutti, amici e vicini).
C'entra con la convergenza digitale e il sogno dell'always connected: possiamo navigare con il telefonino dovunque siamo, e lo facciamo non per un desiderio di sapere cosa è successo nel mondo negli ultimi cinque minuti, ma per l'ansia di far vedere che "viviamo" ogni giorno e che ogni giorno siamo di qua o di là, stiamo leggendo questo o quello, siamo sorpresi da questa cosa e non da un'altra.
C'entra con l'ambiente di lavoro che diventa sempre più "sociale", integra relazioni interne con colleghi e collaboratori e relazioni esterne con partner, clienti e amici, accetta e - in taluni casi - "incoraggia" l'uso di piattaforme social anche durante l'orario di lavoro, per favorire la cura delle relazioni anche non strettamente lavorative 24 ore al giorno, 7 giorni su 7.
"Per esempio, mentre leggi questo articolo, stai ascoltando della musica o la radio? Stai sgridando i figli? Mandando mail o sms? Controllando le azioni in borsa? Dagli anni '90 abbiamo accettato il multitasking senza discussioni. Passiamo la maggior parte della nostra giornata commutando rapidamente da una attività ad un'altra".
Inizia così un articolo pubblicato il 24 ottobre sul New York Times, nel quale si afferma che, sebbene fare più cose in contemporanea dia l'impressione di maggiore produttività, in realtà aumenta lo stress e ci rende meno efficienti.
"Il multitasking... è come giocare a tennis con tre palline", dice Edward M. Hallowell, psichiatra e autore di "CrazyBusy: Overstretched, Overbooked, and About to Snap!" (Ballantine, 2006).
Passare da un'attività all'altra comporta perdite di tempo, tanto maggiori quanto più sono complesse le attività in questione, o meglio, quanta più concentrazione richiedano. Per esempio guidare e mandare sms, parlare al telefono e rispondere alle mail, preparare una presentazione, chattare su skype e ascoltare musica.
L'"evoluzione sociale" è un fatto ed è inevitabile; come pure è sotto gli occhi di tutti che il mantenere relazioni costanti con clienti, amici, ex-colleghi e "vicini di blog" sia un arricchimento che prima o poi porta un vantaggio, anche per il lavoro.
E quindi, non possiamo staccare i "connettori sociali". Però dobbiamo un po' difenderci, sia per la salute di Gino e Pino che per la qualità del nostro lavoro. Per esempio, riguardo alla mail, seguendo i consigli di Jacob Nielsen:
1. non controllare la mail di continuo
2. non usare il "reply all"
3. scrivere un '"oggetto" della mail che abbia significato
4. creare caselle di posta speciali per le newsletter e i messaggi personali (e controllarle solo una volta al giorno)
5. scrivere mail brevi
6. evitare l'instant messaging.
Il post di Nielsen è di gennaio 2004, quindi ancora non contemplava i social media: oggi cosa scriverebbe?
PS: mentre scrivo questo post, ascolto Last.fm, butto l'occhio su TweetDeck, penso a come reimpostare Twitterfeed. E faccio le ultime correzioni davanti alla televisione mentre Fazio intervista Gigi Buffon.
Pubblicato da roberto cobianchi
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