Ultimi articoli
Argomenti
Archivio
Blog
Link del.icio.us
Tag del.icio.us

« Quale nome per l'intranet? | Home | "Ripartire da loro" »

09.10.08

Ricevo e pubblico. Ancora su Facebook

Millennium bridge, London Avverto subito che questo mio post si discosta dalle tematiche solite di Intranetlife.

La sera dello scorso mercoledì, come mi accade spesso da quando scrivo su questo blog, mi sono chiesta: "di cosa scrivo domani?". Non paga di tormentare me stessa, ho voluto estendere l'angustia ai miei amici di fèisbuk, con un messaggio di stato che recitava: "Francesca è alla ricerca di un argomento su cui scrivere l'articolo di domani...".

Il pomeriggio seguente - "Quando l'azienda ci mette la Face(book)" era già stato pubblicato da qualche ora - mi è arrivata una mail proprio da uno dei miei amici di FB, e, col suo permesso, la pubblico.

Ciao Frà, come va?
Ho visto che ieri cercavi un argomento per l'articolo settimanale. Se non ti viene in mente altro, beh, io uno ce l'avrei: come Facebook può diventare un antisocial network usando i mezzi che sono propri del social network. Non è, ovviamente, la solita filippica su internet che crea dei collegamenti virtuali a scapito di uno scambio reale ecc. ecc.

E' altro: è scoprire che tuoi (miei, ovviamente) "amici" di FB - che fanno a gara a chi trova la citazione più poetica per il suo status (Le petit prince, Neruda, Byron, Shakespeare...), che ti mandano i video per un facile mondo d'amore, che ti chiedono di firmare la petizione contro le violenze agli animali - poi si iscrivono a gruppi di FB quali "Odio gli Zingari", "Più Rum e meno Rom" (che ha 17.500 iscritti), "Forza Vesuvio!!Facci un regalo... (C'mon Vesuvio, do us a favour...)".

Nomi folcloristici, forse? In cui bisognerebbe leggere anche un po' di ironia, forse? Forse. Non fosse che, se poi vai sulla pagina del gruppo, ti trovi di fronte a un inventario del razzismo-a-slogan di chi "conosce bene ciò di cui sta parlando", o a una bacheca in cui la differenza tra un post come "X è in ufficio ma cazzeggia su FB" e uno del tipo "Cacciamoli tutti" o "Napoletani merde", sfuma. Perché tanto basta un clic.

Senza dilungarmi, ho la sensazione che il "virtuale" da un lato ricalchi il "reale" (riproduca le sue dinamiche, le risposte emotive della gente ecc.) e dall'altro lo esasperi nella semplicità del clic. Gente che forse non sarebbe scesa nella strada a inveire contro il diverso di turno, qui lo fa con la stessa leggerezza con cui si riconosce nel "gruppo del Liceo X".

Boh, vedi tu... se dovessi trovarti senza un'idea e con l'acqua alla gola...
_______________________

Di questa mail mi colpisce soprattutto la frase "Facebook può diventare un antisocial network usando i mezzi che sono propri del social network". E questo, che sembra un paradosso, è certamente vero.

Non voglio farla lunga, anche perché mi piacerebbe lasciare spazio ai commenti.

Aggiungo solo questo: le "cose" - nel senso più generico della parola - di per sé non sono né buone né cattive; tutto dipende dall'uso che se ne fa. Sono certa che chi ha inventato la polvere da sparo non immaginava l'utilizzo devastante che se ne sarebbe fatto durante le guerre.

Allo stesso modo Facebook: a me ha permesso di recuperare rapporti, di ritrovare chi non sentivo da anni, di conoscere persone che lavorano nel mio stesso ambito, di avere un'altra forma di contatto, oltre al telefono e alle mail, con amici vecchi e nuovi.

Ciò non toglie che anche di Facebook si può fare un uso sbagliato.

Pubblicato da francesca fabbri
Segnala questo post | Permalink | Commenti (3) | TrackBacks (1) | Bookmark and Share
ARGOMENTI: social | Tag:
TrackBack URL: http://www.cobianchi.net/intranetlife/mt-tb.cgi/115

Trackback
» Facebook & job: case study da intranetlife - Inviato il 23.10.08

Commenti

Ciao Fra,

è da tempo che rimugino anch'io su questo tema. Ti avevo inviato tempo addietro un articolo che criticava il fatto che un giornalista avesse filmato il funerale di un bambino e lo avesse pubblicato in diretta su Twitter suscitando non poche lamentele. E in me il più acceso disgusto!

Concordo pienamente che il problema non sia la cosa in sé, ma il come la si usa.
La forchetta di per sé non è uno strumento pericoloso, ma se me la piantano in un occhio... magari sì!
La discriminante è, al solito, chi usa questi strumenti.

Che io sappia non è che esista una normativa per l'utilizzo... probabilmente è lasciata al buon senso delle persone. Ma non vedo molto buon senso nel diffondere messaggi di odio con tanta leggerezza. Nel post che hai pubblicato, la tua amica o il tuo amico fa un'osservazione molto interessante: gente che non scende in piazza ma che con un clic e con tanta leggerezza odia.

Il problema saranno davvero le web community? Non sarà invece un problema comunicativo di "molti" che popolano le web community? E per comunicativo intendo anche un livello affettivo.

Conosco ragazzi che chattano intensamente via etere e poi quando si incontrano ... è come se si conoscessero a malapena. Sono impacciati. Non riescono più a esprimersi davanti a un volto. Il volto esprime a gesti più che a parole e noi abbiamo tanta paura delle "impressioni" altrui.

Detto ciò io credo sia necessario dare alcuni confini entro cui muoversi. Non puoi "vomitare" sul web qualunque cosa tu voglia.

Mi chiedo: a chi sono veramente rivolti tutti gli insulti che leggiamo, tutta la rabbia che viene letta apertamente dagli utenti? Cosa cercano di dirci?

Buona giornata!
Roberta

Scritto da: Roberta il 14.10.08

Se poi vai su yahoo answer ti ritrovi nella stessa situazione. Domande razziste ecc...

Che dobbiamo fà? Credo che i social network non amplifichino questi fenomeni, ma li portino solo allo scoperto. Peraltro fare un gruppo con migliaia di iscritti che dialogano, dal lato del sistema è un successo, non un uso sbagliato.

Comunque l'adesione a queste cose non è mai "leggera": non ci si iscrive a un gruppo razzista "così per fare" o perché basta un clic. Putroppo bisogna crederci, putroppo.

Scritto da: giacomo Mason il 14.10.08

Bevi xyz responsabilmente , Il tuo medico o il tuo farmacista possono aiutarti a smettere di fumare , Un consumo eccessivo può avere effetti lassativi , Leggere attentamente le avvertenze .. Quale raccomandazione adotterebbe Lei, a questo punto, per Facebook (che tanto ne siamo già abbastanza pieni, una più una meno che sarà mai) ?

Io proporrei : un uso sbagliato/eccessivo può evidenziare fenomeni di devianza psico-sociale/sessuale !

I medici specialisti possono dunque disporre di un buon bacino d'utenza , con tanto di nomi e cognomi , essendo molte e diverse le patologie che FB consente di evidenziare nei suoi iscritti .

Scritto da: clicky il 11.10.08

Invia un commento




Ricorda le informazioni personali

(puoi usare alcuni tag HTML)



Type the characters you see in the picture above.

 
Feedback Form