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19.06.08

Il Medioevo e la Rete

In dueUn paio di giorni fa, navigando navigando, sono capitata sul blog di Loïc Le Meur. Mai sentito prima. Dal blog - che ha un sottotitolo: "Traditional media send messages, blogs start conversations" - sembra un tipo interessante... anzi, è pure famoso! Con tanto di pagina personale su Wikipedia! Wow.

Scopro che fa un sacco di cose e che è stato il primo a condurre un'intervista-podcast nel 2005. Vedo che usa twitter... quasi quasi lo seguo. Magari a lui non gliene frega niente, però sapere quello che fa potrebbe essere utile, anche per il mio lavoro... Magia: dopo qualche minuto, è diventato un mio follower! Uno come lui!

E questa piccola cosa, che sarà capitata a tutti e che magari non ci stupisce poi tanto in quest'era di rete sociale, mi ha fatto venire in mente un paragone col Medioevo.

Nel Medioevo gli studenti universitari si muovevano alla ricerca di maestri, e quando ne trovavano uno, cominciavano a seguire le sue lezioni. Oltre al classico rapporto tra maestro e discepolo, si instaurava anche una sostanziale parità, poiché il maestro veniva pagato a lezione, e se non piaceva agli allievi veniva abbandonato, e addio denari (anche oggi, in tutti i social network, se un utente non ci piace possiamo "bloccarlo").

Nelle Università medievali, il metodo di studio era caratterizzato dal dialogo e dalla comunicazione reciproca fra gli studenti, guidata dal maestro.

La facilità con cui gli studenti contattavano e seguivano un maestro assomiglia tanto a quanto sta succedendo oggi, grazie agli strumenti messi a disposizione dalla rete (twitter, blog, RSS, skype...).

L'analogia regge? Fino a un certo punto. E senza dubbio con alcune, sostanziali differenze.

1. Gli studenti medievali erano pochi, perché l'Università italiana degli inizi era solo per un'élite di ricchi signori. Inoltre, i maestri spesso inserivano una sorta di numero chiuso, per permettere una didattica strettamente legata al dialogo interpersonale.
Gli utenti dei social network sono milioni, e i contatti personali sfiorano, nel mio caso, diverse centinaia; con tutti loro è possibile, in ogni momento, il dialogo - persino con i guru e i personaggi di un certo calibro (i nuovi "maestri").

2. Per seguire il maestro, gli universitari medievali non avevano altra scelta che risiedere nella città dove egli viveva e frequentare le sue lezioni in piazza, nei chiostri o direttamente a casa sua: non esistevano i "non frequentanti" e i corsi on-line!
Sulla Rete, possiamo seguire i nostri contatti e comunicare con loro indipendentemente dal luogo fisico in cui ci troviamo, noi e loro. Nemmeno il vincolo di avere con sé un computer regge più. La "vicinanza" con le persone - siano essi amici o perfetti sconosciuti, lavorino nella scrivania al piano di sopra o dall'altra parte del pianeta - si è fatta vertiginosa.

Oltretutto, per poter "ascoltare" e dialogare con le persone che mi interessano, non devo sborsare neanche un euro!

Pubblicato da francesca fabbri
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ARGOMENTI: relazione - social |
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» Il "di più" della Rete da intranetlife - Inviato il 26.06.08

Commenti

Mi sembra che alla fine il concetto chiave sia il valore della conoscenza, e il gesto di condividerla. Ti consiglio, se non l'hai già fatto, di leggere "Economia della felicità" di Luca De Biase, che affronta questo argomento con una prospettiva affascinante.
Ciao!

Luca

Scritto da: Luca Lorenzetti il 20.06.08

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