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26.06.08
Il "di più" della Rete
Ho ricevuto alcuni commenti sul post che ho pubblicato la scorsa settimana. La principale obiezione è: la "carne" vale più della Rete. Tanta enfasi sulla Rete e sui nuovi strumenti rischia di annullare i rapporti umani e chiudere l'individuo in una gabbia digitale fatta di isolamento sociale: che fine fa l'esperienza personale dell'incontro?
Vorrei cogliere questa occasione per dire cosa penso di internet e delle nuove tecnologie (senza considerare l'uso "patologico" della Rete, che comunque ritengo minoritario).
Internet e la sua coda di novità, tecnologie, strumenti, servizi, c'è: esiste. O faccio finta che non ci sia, o provo a capire quali vantaggi può portare - alla mia vita e al mio lavoro. Io preferisco la seconda opzione, ed è per questo che ultimamente passo buona parte del mio tempo a indagare i possibili usi e benefici delle nuove tecnologie applicati al business.
Oltre a questo, "Rete" e "carne" molte volte non sono alternative equivalenti: spesso non ho possibilità di scelta tra le due. Uno strumento come Skype mi permette di rimanere in stretto contatto con amici che, per lavoro, si sono trasferiti in altre città o addirittura in altri continenti: come avrei potuto fare trent'anni fa? Di certo, la relazione con queste persone sarebbe stata diversa.
Io credo che la Rete abbia permesso la costruzione di un nuovo tipo di rapporto umano - perché umano è, e tale resta -, che non si sostituisce ma piuttosto si affianca ai legami già esistenti, fatti di vicinanza e prossimità fisica, e in molti casi li potenzia. Ma può succedere anche il contrario: persone conosciute attraverso il web, diventano poi rapporti reali e concreti. Ieri, all'International Forum on Enterprise 2.0 di Varese, ho conosciuto di persona due dei miei contatti Twitter.
I miei bisnonni non avevamo mai messo il naso fuori dalla piccola città in cui vivevano. Mio nonno, essendo capofficina alla stazione ferroviaria di Rimini, ebbe la fortuna di vedere Firenze e Venezia, ma le sue conoscenze si limitavano ai "compaesani". Mia madre aveva "amici di penna" sparsi in tutto il mondo, e le notizie che riceveva erano legate ai tempi degli uffici postali.
Io oggi posso essere in contatto con persone lontanissime da me, senza salire su nessun aereo e in un modo tale che supera le possibilità fisiche: non potrei essere nello stesso momento a Toronto, a Bologna e a New York, ma posso comunicare in tempo reale e contemporaneamente con persone che si trovano, in questo istante, in queste città.
Cosa potranno fare i nostri figli e i nostri nipoti?
Pubblicato da francesca fabbri
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Se mi concedete la battuta, nel mio caso la rete è stata "meritocratica". In quanto persona senza particolari appoggi e in quanto mamma (soprattutto) avevo poche speranze di concretizzare un futuro in ambito accademico.
I miei compagni di dottorato gironzolavano tra Irlanda e Sudamerica, mentre io con il mio bravo pancione non potevo che starmene sulla scrivania di casa a lavorare sulla ricezione di Dante in America. Il viaggio eastcoast-westcoast l'ho fatto da casa, e non senza rammarico. Ho sfruttato la rete il più possibile, per reagire alla conttraddizione che vivevo ed i risultati non sono stati solo "virtuali": un mio contatto Myspace di Dublino vedendo le mie pubblicazioni online mi ha indirizzato ad una insegnante californiana che lui conosceva, la quale a sua volta mi ha dato la possibilità di concretizzare un rapporto lavorativo con l'Università di Lisbona.
Giusto un piccolo esempio, anche se voglio aggiungere che i miei insegnanti in Italia, che mi vedevano un giorno sì e l'altro pure, hanno fatto molto meno di chi mi "ha conosciuto" per il lavoro che "realmente" stavo facendo. Questa constatazione non mi fa emettere sentenze universali, mi fa solo porre qualche domanda...
Buona giornata!
Annalisa
Scritto da: Annalisa il 28.06.08
Immaginate questo: un bambino che mangia nel suo seggiolone, davanti a lui una webcam, skype aperto e sullo schermo i nonni che guardano il loro nipotino mentre mangia....stanno bene, sentono di averlo vicino in quei momenti. E' come se loro fossero qui con lui, anche se in realtà sono separati da un oceano. Questo è quello che la tecnologia di oggi ci permette, e a dire la verità i più meravigliati sono i nonni! io sono abituata a usarla, ma per mio figlio fa parte della realtà che vive, non c'è nulla di strano per lui.
Scritto da: Bianca (Canada) il 26.06.08
Concordo con la tua visione d'insieme. Però attenzione che il tempo che passiamo a socializzare sulla rete è anche tempo che non possiamo dedicare a viaggiare "in carne" e a curare i nostri rapporti più diretti. Il tempo è sempre troppo poco...
Scritto da: Francesco il 26.06.08
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