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06.06.08
Enterprise 2.0: è questione di età?
La domanda è legittima, perché lo stesso Prof. Andrew McAfee scrisse che il successo di un progetto Enterprise 2.0 è in parte legato alla presenza, in azienda, di molte persone giovani.
Ora, il nostro Paese è notoriamente in ritardo di qualche anno sull'adozione delle tecnologie di internet; inoltre, è sempre più un paese di vecchi; e come se non bastasse, i giovani sono sempre più largamente coinvolti in forme di lavoro "flessibili" (leggi: precarie).
Date queste premesse, sembra che in Italia dovremmo attendere ancora parecchio prima di assistere a tentativi di adozione delle tecnologie Enterprise 2.0 nelle imprese.
Eppure...
...Il documento AIIM dal titolo Enterprise 2.0: Agile, Emergent, and Integrated ci informa che il rapporto "Enterprise 2.0 / età anagrafica" non segue il luogo comune secondo cui gli "anziani" sono più restii e i "giovani" più propensi al cambiamento, soprattutto quando è tecnologico.
I Boomers (i figli del Baby Boom, quelli che oggi hanno dai 51 anni in su) e i Millennials (persone di età compresa tra i 20 e i 35 anni) ritengono che la E20 sia un fattore "critico" o "significativo" per il raggiungimento degli obiettivi dell'impresa con la stessa distribuzione percentuale: il 38% i primi e il 37% i secondi. Poco meno dei GenXers (quelli che oggi hanno dai 36 ai 50 anni) che si attestano sul 45%.
Appare quindi che i Boomers - quelli con maggiore esperienza lavorativa sulle spalle, quelli che più facilmente occupano posizioni di rilievo in azienda, quelli che meno dovrebbero essere propensi ad accettare o promuovere le grandi innovazioni tecnologiche perché più timorosi dell'impatto sul loro lavoro - sono in realtà molto consapevoli delle opportunità che si trovano di fronte.
E come i Millennials, ritengono che i primi benefici riguarderebbero l'incremento di pratiche e comportamenti collaborativi e una maggiore consapevolezza del patrimonio di conoscenze dell'impresa.
Emerge quindi che l'innovazione spinta, tecnologica e culturale, vede gli ultracinquantenni sulla stessa lunghezza d'onda dei 20-35enni, con maggior concretezza e con la consapevolezza che il "social" in azienda ha senso se e solo se funzionale a raggiungere obiettivi di business.
Resta un'ultima domanda: i Boomers italiani sono gli stessi descritti nel rapporto AIIM?
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Pubblicato da roberto cobianchi
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enterprise 20
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