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30.10.07

Enterprise 2.0: a che punto siamo?

riflessi di BostonSe ne parla oramai da un anno, da quando il termine fu coniato da Andrew McAfee, professore alla Harvard Business School. Da allora si sono susseguite definizioni, discussioni, post sui blog e sperimentazioni sul campo; sperimentazioni che non hanno coinvolto solo piattaforme come blog e wiki ma che hanno portato, seppur inizialmente, ad una revisione complessiva delle logiche e delle strategie di utilizzo degli ambienti per la diffusione interna delle informazioni, intranet compresa.
Enterprise 2.0 significa relazioni tra persone e tra contenuti, costruite e aggiornate ogni giorno grazie all'accesso diffuso a strumenti intuitivi di facile utilizzo.
Il concetto di fondo e' l'applicazione delle idee del web 2.0 nel posto di lavoro.
Forse e' ora di parlare meno di intranet e piu' di organizzazione di rete. Ma le nostre aziende sono pronte?

Il Professor Andrew McAfee introdusse il termine in un articolo, poi diventato famoso, pubblicato nel numero della Primavera 2006 del MIT Sloan Management Review dal titolo "Enterprise 2.0: The Dawn of Emergent Collaboration" e disponibile qui a pagamento, spiegandolo in questo modo:

L'uso di piattaforme emergenti di social software nelle organizzazioni o tra le aziende e i loro partner e clienti.

Successive rielaborazioni operate dalla community globale non ne hanno modificato la sostanza; al punto che lo stesso McAfee invento' una sigla mnemonica per ricordare in modo semplice i pilastri fondanti l'enterprise 2.0, ovvero SLATES:

* S-earch, informazioni ricercabili favoriscono il riuso e il ritorno dell'investimento
* L-inks, l'uso dei link per dare forma alle migliaia di connessioni tra i contenuti
* A-uthorship, assicurare che ogni persona acceda in modo semplice alle piattaforme 2.0
* T-ags, favorire una organizzazione naturale e leggera dei dati da ogni punto di vista
* E-xtensions, ampliare la conoscenza estraendola dalle attivita' e dai comportamenti delle persone
* S-ignals, rendere efficiente l'uso delle informazioni segnalando le novita'.

Un anno fa scrissi:

Enterprise 2.0 vuole essere il superamento dell'immagine statica di dati gestiti da sistemi centralizzati, difficili da condividere se non a prezzo di complessi sistemi di reportistica che si appoggiano su strutture dati ingessate. La collaborazione tra le persone viene enfatizzata come pure la distribuzione di informazioni attraverso sistemi piu' flessibili come i blog e i wiki.

Le idee piu' potenti del web 2.0 sono: contenuti generati dagli utenti e produzione collaborativa.

Le intranet costruite sulle piattaforme di portale non sempre riescono a generare questo spirito di collaborazione tra le persone, spesso perche' mancano le funzionalita' giuste. La creazione di contenuti, siano essi pagine o file, puo' essere distribuita ad altre persone nell'organizzazione, potenzialmente a tutte;
ma la flessibilita' di classificare i contenuti e navigarli per tag e' in genere assente e deve essere costruita con sviluppi software resi piu' imponenti dal fatto che si appoggiano a strutture-dati costruite con logiche gestionali differenti.

Il passo da fare e' tecnologico - abbiamo a disposizione piattaforme vecchie - e di mentalita' - non abbiamo ancora digerito l'intranet. Quindi le domande cruciali: siamo pronti per fare il passo ad una organizzazione di rete? possiamo pensare di fare il salto dal nulla odierno a soluzioni di collaborazione diffusa?

Per saperne di piu' segui le discussioni nella blogsfera oppure guarda questi video su YouTube.


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Pubblicato da roberto cobianchi
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ARGOMENTI: enterprise 20 - intranet 20 |
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» Le "balle" di Fastweb da intranetlife - Inviato il 29.06.08

Commenti

Le difficolta' negli ambienti lavorativi sono secondo me due: il non accettare il rischio di basare operazioni e decisioni sulla collaborazione tra le persone e la tranquillita' che il modello gerarchico infonde, e non solo nei manager.

Scritto da: roberto il 07.11.07

Da un punto di vista tecnologico secondo me sono stati fatti grossi passi avanti, gli strumenti abilitanti li abbiamo e la maggior parte sono efficaci e di facile utilizzo anche per chi mastica poco di tecnologia.

Per quanto riguarda l'aspetto "culturale" al contrario, siamo ancora indietro; noto piu' che altro un buon livello di consapevolezza raggiunto, in molti e a piu' livelli conoscono questi strumenti e riconoscono le loro potenzialita'. Ora serve il salto di qualita', piu' che fare in modo che tutti riescano ad usare questi strumenti bisogna far assimilare i "valori" che stanno dietro l'uso degli stessi.
Condivisione, apprendimento continuo, collaborazione, aiutarsi a vicenda per crescere insieme...sono tutti concetti che hanno sempre trovato difficolta' a diffondersi in ambienti lavorativi dove la competizione fra le persone e' alta e molto sentita.

Scritto da: domenico il 02.11.07

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