31.05.05
Percezione e Realta'
E' piu' difficile abbattere una percezione negativa sull'Intranet che la classifica come una perdita di tempo, che non correggere gli errori, migliorare le funzioni e la navigazione, avviare un servizio utile.
Dopo aver corretto gli errori, devi uscire dal tuo ufficio e vendere, vendere, vendere.
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27.05.05
Enterprise Syndication
I Blog hanno decretato il successo della tecnologia RSS. I Blog stanno entrando nelle organizzazioni come Corporate Blog, diventando cosi' una componente importante dell'Intranet. Cosa succede se anche l'RSS si afferma come modalita' semplice e rapida di alert su info, dati, comunicazioni dentro la vita quotidiana di una organizzazione?
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22.05.05
Agire in rete
L'Intranet puo' diventare l'ambiente di lavoro quotidiano se e solo se fornisce un accesso immediato alle attivita' operative di tutti i giorni, da quelle semplici a quelle piu' complesse: i processi aziendali.
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18.05.05
Salvarsi dalla chiacchiera
Quante volte capita che in azienda girano voci su presunti fatti accaduti o in procinto di accadere, interpretazioni su fenomeni che non si conoscono direttamente ma di cui si e' sentito parlare? L'Intranet come occasione di diffondere dati e informazioni, direttive e opportunita' diventa strumento di trasparenza interna e di azzeramento delle chiacchiere inutili. Cosi' il tempo liberato dalla chiacchiera diventa tempo guadagnato, anche per la propria salute.
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comunicazione interna
14.05.05
Mettere il rossetto a un bulldog
Sicuramente l'Intranet migliora la produttivita'. Ma c'e' molto di piu'. L'intranet cambia il modo di lavorare: cio' che prima si faceva in un modo ora si svolge in maniera diversa, e misurato alla bottom line, piu' efficace, efficiente e con un livello qualitativo maggiore.
Non porsi questo obiettivo equivale a "mettere il rossetto a un bulldog" (R.M.Kanter in 'Evolve')
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cambiamento
11.05.05
Le tre dimensioni
Il rapporto della persona con la realta' circostante, e in particolare con la realta' presente in un contesto aziendale, e' costituito di "scambio di informazioni", di "relazioni di lavoro" e "azioni quotidiane": coinvolge i diversi aspetti contemporaneamente. Un ideale approccio alla intranet deve tener conto di tutte le dimensioni sopra descritte: la focalizzazione su un singolo aspetto e' una limitazione rispetto alle reali potenzialita'.
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persona
09.05.05
L'Intranet per le persone
La persona e' la risorsa chiave. E' la persona che puo' fare il successo di una azienda, con la sua capacita' di innovazione nella operativita' quotidiana.
L'Intranet deve essere pensata e progettata in funzione della persona.
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persona
08.05.05
Tra il dire e il fare...
Dal software alla consulenza
Alla fine del 1996 la Business Unit QCS-Quality Control System (per maggiori dettagli) venne chiusa, e l'azienda mi propose di passare alla consulenza sui Sistemi Qualita', ovvero sulla certificazione ISO 9001. Io non ero per niente contento di questo cambiamento, per varie ragioni: perche' avevo investito 4 anni su quel software, perche' ero diventato responsabile del prodotto, e soprattutto perche' era in quell'ambito che vedevo il mio futuro.
I progetti
Il mio primo lavoro in questo nuovo ruolo comincio' nel gennaio 1997: andai in trasferta per 4 mesi a Roma presso la Sogei, partner ICT dell'Amministrazione finanziaria.
Devo dire che quei mesi, come vita da trasfertista, furono molto belli: Roma e' una citta' stupenda, dormivo in un albergo sull'Aventino, tutte le sere andavo a vedere il Cupolone, si mangiava sempre molto bene…
Ma se gia' qualcuno pensa che una trasferta 5 giorni su 5 non sia proprio una passeggiata, aggiungo che: il 27 dicembre 1996, 10 giorni prima di cominciare questo lavoro, avevamo traslocato nella nuova casa; in agosto era nato Riccardo, il mio secondo figlio. Mentre ero a Roma, quindi, mia moglie - che lavorava - si trovava in una casa invasa dagli scatoloni e con due figli, di cui il piu' piccolo stentava a riconoscermi quando tornavo a casa il venerdi' sera.

Dal 1997 al 2000 ho lavorato esclusivamente nell'ambito della certificazione dei Sistemi Qualita': terminato il lavoro in Sogei, ho cominciato a seguire per altri 3 mesi due progetti, uno per la SISPI di Palermo (concessionaria di informatica per la Regione Sicilia) e uno per la Svimservice di Bari, concessionaria per la Puglia. A settimane alterne, stavo 2 giorni a Palermo o a Bari.
Il primo progetto importante e' arrivato nel 1998: un business processes reenginering presso una societa' di leasing di Torino, la Teleleasing. Dopo questa consulenza, ho scritto una metodologia di analisi dei processi aziendali che e' stata registrata e pubblicata.
Ma il consulente cosa fa?
Quando fai consulenza va sempre bene tutto: vai, parli, racconti, dici delle cose... e il cliente deve fare - non tu. Prima del 1997 costruivo un prodotto che doveva funzionare. Nella consulenza, invece, si scrivono documenti word che di fatto vanno sempre bene: non c'e' un prodotto che deve funzionare. Fai presentazioni in PowerPoint, infili dei concetti uno dietro l'altro, e una volta che hai un po' di raziocinio e di filo logico, sei a posto.
Nuovi scenari
Il vero cambiamento arrivo' nel 2000, quando l'azienda per cui lavoravo si lancio' su nuovi scenari: internet, intranet e sistemi di gestione dei contenuti.
Il paradosso e' che io, personalmente, sono arrivato a internet e intranet non passando dal software: non ero un programmatore cobol che ha scoperto java. Non ci sono arrivato dal lato tecnico, ma dal lato dell'organizzazione - perche' quando ho cominciato a dedicarmi alle intranet, avevo capito cosa significa "organizzazione" e "processo aziendale". E ho visto nell'intranet l'opportunita' di cambiare l'organizzazione aziendale. A quel punto l'allora amministratore delegato della societa' mi ha preso a lavorare con se', e insieme abbiamo definito l'approccio dell'azienda alla costruzione delle intranet. Da questa collaborazione sono nate l'intranet di Cartasi' e di Unicredito, Intranetfiles (progetto col Politecnico di Milano, MIP) e i progetti di intranet assesment in Inva, Banca Imi, Italtel...
Col senno di poi posso dire che quando, nel 1996, l'azienda chiuse la BU QCS, anche se io non ero contento in realta' mi ha fatto un favore, perche' da quel momento ho cominciato un cammino professionale completamente diverso da quello che avevo immaginato per me e che mi ha dato molte soddisfazioni. Una rotta nuova, che perseguo tuttora.
Ricordate la favola dell'uccellino raccontata da Terence Hill in "Il mio nome e' Nessuno?". Per chi non se la ricordasse, eccola:
"Questo uccellino non sapeva ancora volare.
Durante l'inverno in una notte fredda ruzzola giu' dal nido e finisce sul sentiero.
Comincia a gridare "piiio piiio piiio" come una matto e sta per morire di freddo ma, fortuna per lui, ecco che arriva una vacca. Lo vede e pensa di scaldarlo.
E cosi' alza la coda e, plash!, una margherita bella e fumante, grossa cosi'.
L'uccellino al caldo e' tutto contento. Tira fuori il capino e rincomincia "pipiiio pipiiio pipiiio pipiiio" piu' forte di prima.
Un vecchio coyote lo sente e arriva di corsa, allunga una zampa e lo tira fuori dalla cacca.
Lo pulisce ben benino e poi... lo ingoia in un solo boccone".
La morale di questa favola e':
"Non sempre chi ti mette nella merda lo fa per farti del male, e non sempre chi ti tira fuori dalla merda lo fa per farti del bene."
Dal 2005 sono libero professionista e l'azienda per cui lavoravo non esiste piu'.
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07.05.05
Qualità? Sì, grazie
Analista funzionale e progettista di sistemi software
Quando lavoravo come analista funzionale e progettista di sistemi software, mi occupavo in particolare di sistemi per il controllo qualità nei processi industriali.
Primo progetto: VM Motori, primavera 1992, all'età di 31 anni
Per la VM Motori ho progettato il modulo per la gestione dei collaudi in accettazione, il primo modulo di quello che sarebbe diventato il QCS - Quality Control System. Ma anche in questo caso, forse, è meglio fare un passo indietro e spiegare di cosa sto parlando.
Un'azienda che realizza un qualunque prodotto, si serve di fornitori che producono componenti poi assemblati nel prodotto finale. La qualità del prodotto finale dipende tanto dal lavoro realizzato in azienda quanto da quello dei fornitori: un buon lavoro fatto in azienda può essere compromesso da quello dei fornitori. Come fa un'azienda a garantirsi da questa eventualità? Effettuando dei controlli al momento della consegna del materiale.
Contestualmente alla consegna avviene il collaudo, ovvero il controllo sui pezzi consegnati per verificarne le caratteristiche. I controlli vengono fatti a campione, focalizzando l'attenzione sulle caratteristiche-chiave dell'oggetto fornito. Se il collaudo rileva difetti, il lotto viene rifiutato; se invece i controlli danno esiti positivi, si accetta la fornitura. Tutto questo processo è gestito da un software in cui sono inseriti: i criteri di collaudo, le consegne, i risultati delle prove, le statistiche, i verbali di accettazione, le schede di guasto, ecc.
Nel concreto: scrivevo le specifiche funzionali del software; le verificavo con il cliente; passavo le specifiche ai programmatori; infine, controllavo il risultato del loro lavoro testando il programma, sperando che funzionasse esattamente come avevo descritto nelle specifiche.
Nel concreto concreto: mi alzavo alle 5 per preparare la riunione col cliente; la mattina mi presentavo in azienda per definire le specifiche; il pomeriggio passavo le specifiche ai programmatori ed eseguivo i test sul software che loro avevano sviluppato fino a quel momento; la sera, scrivevo altre specifiche fino a mezzanotte.
Il tutto senza poter usare un pc portatile, poiché il suo utilizzo non era ancora diffuso (il mio primo lap-top l'ho comprato nel 1996) e avendo un figlio di un anno (praticamente un secondo lavoro).
Un giorno del luglio 1992: installazione definitiva del software in VM Motori
Sinceramente, qui c'è poco da dire: sulle macchine del cliente il programma ha funzionato subito, al primo colpo, integrato con i sistemi aziendali e senza alcun tipo di errore.
Il responsabile del Ced (Centro elaborazione dati) si chiedeva, stupito: "Ma funziona già tutto? In un giorno solo?". Certo: avevamo testato ogni singola riga di codice, per essere sicuri di fornire al cliente un prodotto perfettamente funzionante (ma anche per andare in ferie tranquilli!).
Da quanto ne so, la VM Motori ha dismesso il prodotto solo nel 2003.
Gli altri progetti
Questa era la modalità di lavoro: consegnare fin da subito al cliente un programma che funzionasse bene. Dopo la VM Motori sono seguiti altri progetti per aziende come Vossloh-Schwabe (1993), Pirelli Cavi (1994), Ferodo (1995), Smeg (1996), Corghi (1996) - oltre ad altri progetti minori.
Questo periodo lavorativo (1992-1996) è stato caratterizzato da due tipi di attività: una in ufficio sul prodotto, per aggiungere funzioni, correggere errori, ecc., e una direttamente coi clienti, per installare il prodotto e cercare di mediare tra le loro richieste di personalizzazione e la necessità di standardizzare le funzionalità del prodotto.
1995: promosso a Responsabile del prodotto
In due anni ho visto tantissime cose: le linee di montaggio dei motori VM...

dei portalampada Vossloh-Schwabe...

delle lavatrici, forni e piani di cottura Smeg...
la fabbricazione delle pastiglie frenanti della Ferodo...

le linee di produzione dei cavi per l'alta tensione della Pirelli...
...tutte cose molto interessanti.
Si visitavano tante aziende (si mangiava in tanti ristoranti diversi!), ed era sempre più chiaro che, pur cambiando l'azienda e il processo produttivo, le problematiche relative alla qualità si assomigliavano molto. Quel periodo mi servì per comprendere meglio l'dea di "modello", come qualcosa che "opera su oggetti che rappresentano le astrazioni delle entità reali che si stanno considerando" (da Wikipedia). Ho capito sempre più che un software va sviluppato generalizzando, e poi applicato nei diversi contesti con leggere modifiche.
Sul piano più strettamente personale, uno dei ricordi più vivi di quegli anni è il risotto alla pilota nel mantovano. Era anche molto bello il rapporto coi colleghi: si stava sempre insieme, pranzavamo in una trattoria di via San Vitale, e si facevano battute su tutto. In quel periodo andava molto "Parola di Giobbe": c'erano frasi che ci ripetevamo in continuazione!
Poi nel 1997 sono passato alla consulenza.
(continua)
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05.05.05
Sono ancora sotto giuramento
Tra COBOL e dump
Bene, ora parliamo di dump. Avete presente quello che ho detto a proposito della tesi di laurea? Ecco: se lì ho avuto a che fare con chili di carta, qui si trattava di tonnellate.
Probabilmente ci sono molte persone, oggi, che non sanno cos'è un dump:
quando un programma va in errore (esiste un modo più professionale per dire che un programma va in errore: si dice che va in abend, ovvero che avviene "un'interruzione non pianificata di un programma software". In parole povere, succede quando il computer cerca di fare un'operazione che non capisce, e termina il programma: avete presente Word di Office2000?), dicevamo: quando un programma va in errore, la stampa dello stato della memoria al momento dell'errore si chiama dump.
Lavorando su un mainframe (grande calcolatore) la stampa del dump avveniva in codifica esadecimale su fogli a 132 colonne a lettura semplificata.
Bene, quando lavoravo come analista programmatore di applicazioni gestionali in ambito bancario, avevo a che fare, in media, con un dump alla settimana. Conoscendo il programma, sapendo dove era allocata nella memoria e come era strutturata l'area delle variabili, io ne ricostruivo il contenuto nel momento dell'errore, e cercavo di capire cosa lo avesse generato. A quel punto tentavo la correzione del programma, e riprovavo. Se l'errore era banale, si risolveva in poco; altrimenti si generava una successione continua di dump.
In quel periodo ho trascorso 18 mesi nello sviluppo di un sistema di gestione dei libretti al risparmio: il programma più complicato era quello per il calcolo degli interessi mensili.
Programmavo in Cobol, uno dei primi linguaggi di programmazione: il primo programma l'ho scritto sui fogli di minuta che un collega correggeva con la penna rossa.

Sul piano più strettamente personale, all'epoca misi su 12 chili in 6 mesi, visitando approfonditamente tutti i ristoranti di Vicenza.
(continua)
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04.05.05
Giuro di dire la verità, tutta la verità, soltanto la verità
La mia tesi di laurea
Mi perdonino coloro che già sanno, ma la precisazione è d'obbligo per chi è approdato all'informatica dopo di me, perché non pensi che ciò di cui parlo non riguarda il pianeta Terra.
Era il 1984, anno che compare nel titolo di un famoso romanzo di Orwell ambientato nel futuro. L'anno in cui uscirono C'era una volta in America, Non ci resta che piangere, Amadeus, Ghostbusters, Dune, Indiana Jones e il tempio maledetto, Terminator, Footloose, Karate Kid, La signora in rosso, il primo episodio di Scuola di polizia...
L'anno della definitiva consacrazione degli U2, dell'uscita di Borrn in the U.S.A. di Bruce Springsteen, di Like a Virgin di Madonna, di Purple rain di Prince. La canzone più gettonata alla radio era I just called to say I love you di Stevie Wonder.
Il 1984 è anche l'anno del trasferimento di Maradona al Napoli.
Per gli appassionati di informatica, il 22 gennaio del 1984 la Apple presenta il primo computer della serie Macintosh, il primo computer per uso familiare che utilizza un'interfaccia grafica e un mouse.
Ecco: in quello stesso anno io ero un ragazzo di quasi 24 anni alle prese con la tesi di laurea. Facoltà: Scienze MM FF NN. Corso di Laurea: Matematica. Indirizzo: applicativo. Materia: Analisi numerica. Oggetto: Snark77, un sistema software sperimentale per la Tomografia Assiale Computerizzata (TAC).
Snark77 conteneva più di 15 algoritmi differenti per simulare l'azione di raggi X. Lo scopo della tesi era quello di capire quale algoritmo riproducesse più fedelmente un dato iniziale - l'immagine che rappresentava un cervello con corpi tumorali.
Io costruivo il dato iniziale inserendo centinaia di numeri; il risultato dell'elaborazione era una serie infinita di tabelle di numeri, una sorta di antesignano di Matrix. Il programma simulava l'azione dei raggi X, ovvero la lettura del cervello da diversi punti di vista, e poi ne rielaborava l'immagine con l'uso di uno degli algoritmi, allo scopo di trovare quello più preciso nella ricostruzione. Il tutto veniva stampato su modulo continuo a 132 colonne: 
chili di carta che mi hanno invaso l'appartamento, un numero talmente grande di fogli che mi sono bastati, come block notes, per i successivi cinque anni...
Tutto ciò non è sufficientemente strano? Allora sappiate che sono stato il primo a utilizzare i terminali video all'Istituto di Matematica. Fino al giorno prima, i programmi si scrivevano solo sulle schede perforate (e se anche questo vi sembra poco, guardate l'immagine):

Ci ho messo quattro mesi per far funzionare il programma, che proprio non ne voleva sapere: andava sempre in errore, e io riguardavo tutte quelle migliaia di numeri per capire dove fosse il problema.
Il programma ha funzionato per la prima volta a sette giorni esatti dalla discussione della tesi.
(continua)
Pubblicato da roberto cobianchi
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