Analista funzionale e progettista di sistemi software
Quando lavoravo come analista funzionale e progettista di sistemi software, mi occupavo in particolare di sistemi per il controllo qualità nei processi industriali.
Primo progetto: VM Motori, primavera 1992, all’età di 31 anni

Per la VM Motori ho progettato il modulo per la gestione dei collaudi in accettazione, il primo modulo di quello che sarebbe diventato il QCS – Quality Control System. Ma anche in questo caso, forse, è meglio fare un passo indietro e spiegare di cosa sto parlando.
Un’azienda che realizza un qualunque prodotto, si serve di fornitori che producono componenti poi assemblati nel prodotto finale. La qualità del prodotto finale dipende tanto dal lavoro realizzato in azienda quanto da quello dei fornitori: un buon lavoro fatto in azienda può essere compromesso da quello dei fornitori. Come fa un’azienda a garantirsi da questa eventualità? Effettuando dei controlli al momento della consegna del materiale.
Contestualmente alla consegna avviene il collaudo, ovvero il controllo sui pezzi consegnati per verificarne le caratteristiche. I controlli vengono fatti a campione, focalizzando l’attenzione sulle caratteristiche-chiave dell’oggetto fornito. Se il collaudo rileva difetti, il lotto viene rifiutato; se invece i controlli danno esiti positivi, si accetta la fornitura. Tutto questo processo è gestito da un software in cui sono inseriti: i criteri di collaudo, le consegne, i risultati delle prove, le statistiche, i verbali di accettazione, le schede di guasto, ecc.
Nel concreto: scrivevo le specifiche funzionali del software; le verificavo con il cliente; passavo le specifiche ai programmatori; infine, controllavo il risultato del loro lavoro testando il programma, sperando che funzionasse esattamente come avevo descritto nelle specifiche.
Nel concreto concreto: mi alzavo alle 5 per preparare la riunione col cliente; la mattina mi presentavo in azienda per definire le specifiche; il pomeriggio passavo le specifiche ai programmatori ed eseguivo i test sul software che loro avevano sviluppato fino a quel momento; la sera, scrivevo altre specifiche fino a mezzanotte.
Il tutto senza poter usare un pc portatile, poiché il suo utilizzo non era ancora diffuso (il mio primo lap-top l’ho comprato nel 1996) e avendo un figlio di un anno (praticamente un secondo lavoro).
Un giorno del luglio 1992: installazione definitiva del software in VM Motori
Sinceramente, qui c’è poco da dire: sulle macchine del cliente il programma ha funzionato subito, al primo colpo, integrato con i sistemi aziendali e senza alcun tipo di errore.
Il responsabile del Ced (Centro elaborazione dati) si chiedeva, stupito: “Ma funziona già tutto? In un giorno solo?”. Certo: avevamo testato ogni singola riga di codice, per essere sicuri di fornire al cliente un prodotto perfettamente funzionante (ma anche per andare in ferie tranquilli!).
Da quanto ne so, la VM Motori ha dismesso il prodotto solo nel 2003.
Gli altri progetti
Questa era la modalità di lavoro: consegnare fin da subito al cliente un programma che funzionasse bene. Dopo la VM Motori sono seguiti altri progetti per aziende come Vossloh-Schwabe (1993), Pirelli Cavi (1994), Ferodo (1995), Smeg (1996), Corghi (1996) – oltre ad altri progetti minori.
Questo periodo lavorativo (1992-1996) è stato caratterizzato da due tipi di attività: una in ufficio sul prodotto, per aggiungere funzioni, correggere errori, ecc., e una direttamente coi clienti, per installare il prodotto e cercare di mediare tra le loro richieste di personalizzazione e la necessità di standardizzare le funzionalità del prodotto.
1995: promosso a Responsabile del prodotto
In due anni ho visto tantissime cose: le linee di montaggio dei motori VM…

dei portalampada Vossloh-Schwabe…

delle lavatrici, forni e piani di cottura Smeg…

la fabbricazione delle pastiglie frenanti della Ferodo…

le linee di produzione dei cavi per l’alta tensione della Pirelli…
…tutte cose molto interessanti.
Si visitavano tante aziende (si mangiava in tanti ristoranti diversi!), ed era sempre più chiaro che, pur cambiando l’azienda e il processo produttivo, le problematiche relative alla qualità si assomigliavano molto. Quel periodo mi servì per comprendere meglio l’dea di “modello”, come qualcosa che “opera su oggetti che rappresentano le astrazioni delle entità reali che si stanno considerando” (da Wikipedia). Ho capito sempre più che un software va sviluppato generalizzando, e poi applicato nei diversi contesti con leggere modifiche.
Sul piano più strettamente personale, uno dei ricordi più vivi di quegli anni è il risotto alla pilota nel mantovano. Era anche molto bello il rapporto coi colleghi: si stava sempre insieme, pranzavamo in una trattoria di via San Vitale, e si facevano battute su tutto. In quel periodo andava molto “Parola di Giobbe”: c’erano frasi che ci ripetevamo in continuazione!
Poi nel 1997 sono passato alla consulenza.
(continua)
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